David Pompili, un'artista all'Hotel Arca

AZIONI a cura di Gianluca Marziani Hotel Arca Spoleto Festival. LA VITA CHE SALE Gianluca Marziani

David Pompili entra con le sue superfici vive negli spazi connettivi di Hotel Arca. Sale lungo i gradini e i muri che accompagnano ai piani, vestendo il luogo con una nuova dimensione narrativa. La sua opera cambia la visuale neutra della parete attraverso uno scatto figurativo che ribalta le regole del gioco: ora parlano le immagini, la loro voce è un canto dissonante che mescola generi e ritmi, voce e strumenti, analogico e digitale, micro e macro, bianconero e colore.
L’artista sta dicendo che esiste un altro mondo possibile, un’angolazione inedita e dormiente, pronta ad assumersi l’onere del palcoscenico e l’onore della tribuna; l’arte diventa così uno spettacolo figurativo, una corrente elettrica che accende l’aura dei volti nella folla, dei corpi nella massa, degli sguardi nel caos. Il mondo di Pompili osserva e seleziona, metabolizzando frammenti che montano nuove relazioni sul muro. Nascono dialoghi polifonici, ulteriori confini semantici, rinnovati focus su dettagli che diventano climax ad alto tasso emotivo. Le azioni dei loro sguardi attivano l’azione del nostro attraversamento, sono lì sui muri e ci osservano dopo che ne abbiamo amato le gesta atletiche, creative, canore, recitative… la memoria come spazio al presente, un motore di amabili resti che incide su parete le tracce di gesta epiche, il ricordo di una Spoleto che ha scritto pagine memorabili per la cultura internazionale.
Negli spazi di Hotel Arca i due mondi del Festival diventano molteplici mondi, visioni a 360 gradi nella folla di facce note ma anche intime, amici complici e amanti assieme ai miti di un grande party almodovariano, attori in una festa a scatto fisso che sembra contenere il suono di fondo, i rumori dei tacchi sul legno, le parole mescolate ai bassi potenti, il tintinnio dei gioielli, il rotolare della moneta che rimbalza lungo le scale…
Umberto Boccioni amava parlare di una città che sale, intuendo il progresso verticalista del Novecento, la complessità dei nuovi mestieri, lo spostamento dalle campagne ai centri urbani. L’installazione di Pompili mi riporta a quel vecchio titolo e a certe atmosfere futuriste, ad un moto centripeto dei corpi nello spazio sconfinante dell’opera. Oggi è la vita che sale, la sua energia da grande spettacolo, la vibrazione del talento a pieno regime. Qui ascoltiamo l’opera e ne varchiamo la soglia superficiale, intuendo la dimensione del campo panoramico, ritrovando la terra d’arcobaleno del passato e immaginando l’epopea di un futuro ancora possibile.
Salire, salire, salire… e poi scendere, piano dopo piano, tornando al punto di partenza ma in modo diverso, con la memoria che ha catturato volti e frammenti, tra storie dentro storie nel mezzo della musica che cresce di volume… eventi iconici dentro la vitalità del positivo, un’azione che sale dentro di noi mentre la storia si riavvolge attorno al luogo.